Rileggere e ricordare Luca Salvatici a un anno dalla sua scomparsa
È trascorso un anno dalla tragica scomparsa del nostro caro collega Luca Salvatici. Con lui, Il 30 gennaio del 2025, sul Menabò, pubblicammo l’articolo “Una valutazione degli effetti dell’Accordi di libero scambio Ue-Mercosur sul commercio estero italiano”. Riproponiamo l’articolo non soltanto per ricordare Luca, ma anche per avanzare alcune considerazioni di perdurante attualità che, per gli aspetti più rilevanti, cercheremo di aggiornare in calce a queste pagine. Prima, però, desideriamo ricordare Luca, carissimo amico e brillante economista internazionale.
Sul piano umano, oltre che su quello professionale, la perdita è stata profonda e continua a farsi sentire nella comunità scientifica che Luca ha contribuito a costruire e animare. Nel corso del tempo, Luca ha costruito un profilo scientifico solido e riconosciuto nell’ambito dell’economia del commercio internazionale, con uno sguardo sempre attento alle politiche commerciali. La sua ricerca, sviluppata attraverso numerosi progetti europei e nazionali, era profondamente orientata alla costruzione di strumenti empirici rigorosi e di basi dati capaci di sostenere concretamente le decisioni di politica economica. Credeva fermamente in un approccio fondato sull’evidenza, convinto che il lavoro accademico dovesse essere non solo metodologicamente robusto, ma anche utile alla società. Portava con sé una competenza rara nei modelli di equilibrio economico generale computabili, nelle tecniche di misurazione del protezionismo e, negli anni più recenti, nell’analisi delle catene globali del valore. I suoi studi sugli effetti delle politiche commerciali – dagli accordi preferenziali ai processi di liberalizzazione multilaterale – hanno lasciato un segno duraturo, diventando un punto di riferimento. Luca faceva ricerca all’interno di una rete internazionale che aveva contribuito a costruire e far crescere, alimentata da collaborazione, confronto e stima reciproca. In quella comunità scientifica, così come tra i suoi colleghi e allievi, Luca ha lasciato un’eredità fatta non solo di idee, ma anche di metodo, passione e generosità intellettuale.
Al Centro Rossi-Doria, fin dalla sua creazione nel 2013 è stato, senza dubbio, Luca a imprimere un indirizzo scientifico innovativo, rigoroso, promettente, di respiro internazionale. Grazie a Luca, il Centro Rossi-Doria è stato tra i primi in Italia, in collaborazione con l’Istituto per il Commercio Estero, a produrre studi sull’impatto degli accordi di libero scambio; ad avviare attività convegnistiche e di ricerca sulle catene globali del valore; a promuovere iniziative (nazionali e internazionali) di formazione specialistica sulla valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche.
Sul piano personale, lo ricordiamo per la sua curiosità, generosità, versatilità. Sempre desideroso di conoscere e approfondire, aperto alle innovazioni e pronto ad avviare nuove linee di ricerca, sapeva coinvolgere colleghi e studenti in molteplici attività, con entusiasmo e naturale capacità aggregativa.
Attribuiva grande valore alla formazione dei giovani: studenti, dottorandi e giovani ricercatori trovavano in lui un punto di riferimento attento e disponibile, capace di trasmettere conoscenze, stimolare il pensiero critico e favorire una partecipazione attiva alla vita accademica. Non di rado, il confronto scientifico si estendeva alla dimensione conviviale, contribuendo a rafforzare quel senso di comunità che Luca sapeva creare attorno a sé. Un tratto distintivo della sua personalità era la propensione alla condivisione: di idee, suggerimenti, letture, esperienze culturali e di viaggio, sempre accompagnate da uno sguardo originale e da un’attenzione al dettaglio che riflettevano la ricchezza dei suoi interessi. Luca non era soltanto uno studioso di grande valore, ma anche una persona curiosa, eclettica e profondamente interessata alla vita. Il suo punto di vista era sempre autonomo e mai convenzionale. Il confronto con lui era stimolante e costruttivo: aperto al dialogo, incline alla mediazione, ma al tempo stesso fermo nel sostenere ciò che riteneva giusto.
Ci mancano molto la sua capacità di coniugare profondità e leggerezza, il suo impegno per il bene comune e il suo sguardo limpido sulle cose. La sua impronta è viva in ogni nostra discussione, in ogni progetto, in ogni giovane mente che ha saputo ispirare. Lo ricorderemo anche il 10 giugno prossimo, con il Convegno “The legacy of Luca Salvatici”.
Ed ora rileggiamo l’articolo del 2025.
Una valutazione degli effetti dell’Accordo di libero scambio UE-MERCOSUR sul commercio estero italiano
Anna Giunta, Silvia Nenci e Luca Salvatici
Dopo un lungo negoziato, lo scorso dicembre la Commissione europea (CE) ha finalizzato l’intesa per l’accordo di libero scambio tra Unione Europea (UE) e Mercosur. Si tratta di un accordo commerciale ambizioso, che copre temi quali: tariffe, regole di origine, ostacoli tecnici al commercio, misure sanitarie e fitosanitarie, servizi, appalti pubblici, proprietà intellettuale, sviluppo sostenibile, piccole e medie imprese. L’Accordo commerciale coinvolgerà oltre 700 milioni di consumatori, quasi 1/10 della popolazione mondiale, e promuoverà l’integrazione di economie che assieme rappresentano quasi il 25% del prodotto interno lordo (PIL) globale, creando la più grande zona di libero scambio del mondo. Per l’UE si apre il mercato del più grande blocco commerciale dell’America Latina, con un PIL combinato di oltre 2,4 trilioni di dollari, una popolazione di oltre 260 milioni di abitanti e solidi legami di collaborazione con l’UE e, in particolare, con l’Italia.
A livello settoriale, l’Accordo interessa principalmente comparti come la chimica, la farmaceutica, i macchinari, i mezzi di trasporto e l’abbigliamento e accessori. Oltre al settore manifatturiero, prevede la liberalizzazione anche di alcuni comparti del settore agroalimentare.
Per quanto riguarda gli scambi di merci, l’accordo prevede che entro dieci anni l’UE liberalizzerà completamente tutte le sue importazioni manifatturiere dal blocco latino-americano e l’82% delle importazioni agricole. A loro volta, i paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) liberalizzeranno il 90% delle importazioni di beni industriali dall’UE e il 93% dei prodotti agricoli. Inoltre, l’accordo prevede che oltre 350 prodotti alimentari europei con denominazione di origine o indicazione geografica saranno protetti da possibili imitazioni nei paesi del Mercosur. L’Accordo contiene anche disposizioni che riducono le barriere non tariffarie (semplificando le procedure doganali e rimuovendo le barriere tecniche), e misure volte a facilitare l’accesso delle piccole e medie imprese a nuovi mercati.
L’esito negoziale migliora la versione precedente dell’accordo, concluso nel 2019 ma non approvato, in particolare nell’area dello sviluppo sostenibile, introducendo esplicitamente impegni vincolanti per combattere la deforestazione, il cambiamento climatico e per garantire il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori.
Per quanto riguarda le prospettive, si apre ora a livello europeo il lungo iter d’approvazione. L’Accordo dovrà innanzitutto ottenere l’approvazione del Consiglio Europeo e del Parlamento Europeo. L’esito non è affatto scontato visto il peso della Francia, paese capofila nell’opposizione all’accordo in difesa degli interessi agricoli. Sono soprattutto gli agricoltori europei, specialmente in Francia, Irlanda e Belgio, a manifestare preoccupazioni significative riguardo all’impatto che l’afflusso di prodotti agricoli sudamericani, come carne e soia, potrebbe avere sull’agricoltura europea. Si teme che l’Accordo possa generare una concorrenza sleale, aggravata dall’assenza nel Mercosur di regolamenti rigorosi su tracciabilità alimentare, salute animale, biodiversità e benessere animale. Più in generale, occorre ricordare che l’Accordo rientra tra quelli di “nuova generazione” stipulati dall’UE (cfr. Marvasi E., Nenci S., Salvatici L. 2018, https://www.ice.it/it/studi-e-rapporti/rapporto-ice-2018, p. 117), ovvero accordi che riguardano non solo le “competenze esclusive” della Commissione Europea ma anche quelle “condivise” con gli Stati Membri sulla base degli articoli 3 e 4 del Trattato di Lisbona. Di conseguenza, dopo la (eventuale) approvazione a livello europeo si aprirà la cosiddetta fase di “applicazione provvisoria” in attesa delle ratifiche a livello nazionale. L’Accordo entrerebbe, quindi, in vigore per tutte le parti che sono di competenza esclusiva della Commissione Europea, rimandando l’applicazione integrale di tutti i capitoli all’approvazione da parte di tutti gli Stati Membri.
In questo contributo, proponiamo un’analisi degli scambi commerciali tra Italia e Mercosur e una simulazione controfattuale volta a valutare come l’Accordo di associazione commerciale tra UE e Mercosur potrebbe incidere sui flussi commerciali dell’Italia. Le simulazioni sono svolte con il modello di equilibrio economico generale dinamico del Global Trade Analysis Project (GTAP), GTAP-Dyn. Per maggiori dettagli, si veda lo studio svolto dal Centro Rossi-Doria d’intesa con l’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (S. Nenci e L, Salvatici, 2022: Layout 1).
L’analisi evidenzia che i Paesi Mercosur rappresentano un buon mercato di riferimento per gli interessi commerciali delle imprese manifatturiere italiane, con molteplici possibilità di espansione, in particolare per quelle appartenenti ai settori in cui l’Italia gode di un consolidato vantaggio comparato, come nel caso di macchinari e abbigliamento, farmaceutica e mezzi di trasporto. In merito al settore agro-alimentare, l’area Mercosur risulta ancora marginale per l’export italiano, ma rappresenta già un interessante mercato per i prodotti tipici del Made in Italy (vino e olio), le cui esportazioni verso l’area latino-americana sono cresciute vivacemente negli anni recenti.
Relativamente alle importazioni, in termini di volume di scambi commerciali e peso sul PIL, il Mercosur non rappresenta per l’Italia un mercato prioritario per l’approvvigionamento di beni e servizi. In termini di composizione, le importazioni italiane risultano piuttosto omogenee e riguardano principalmente prodotti agricoli, prodotti di origine animale e alimentari, di cui i paesi del Mercosur sono leader globali.
Viceversa, per il Mercosur, l’accesso al mercato europeo – e quindi italiano – rappresenta un obiettivo di particolare interesse. La possibilità di un incremento dei flussi provenienti dai paesi Mercosur non desta, tuttavia, particolare allarme per un possibile spiazzamento della produzione nazionale, in quanto la struttura delle esportazioni delle economie del Mercosur, a livello aggregato, è, attualmente, molto poco simile a quella dell’economia italiana.
A livello settoriale, le esportazioni di elettronica e macchinari di Argentina e Brasile rappresentano un’eccezione, pur restando bassa la similarità. Le importazioni di prodotti agricoli mostrano un’alta penetrazione nel mercato italiano, ma i vantaggi comparati tra le economie divergono, con una sovrapposizione limitata a pochi prodotti (pelli grezze, cuoio, lana e filati).
Inoltre, le quote del Mercosur sulle importazioni complessive italiane non potranno aumentare in modo significativo visto che l’Accordo conferma alcune delle restrizioni quantitative attualmente in vigore e, nei casi in cui si prevede un aumento delle quote a tariffa ridotta, i volumi aggiuntivi non superano i livelli di importazione già esistenti.
L’asimmetria nelle relazioni commerciali si manifesta anche nel settore agroalimentare italiano, con alcuni comparti che potrebbero essere danneggiati e altri favoriti dall’accordo con il Mercosur. Tra i settori a rischio ci sono alcune produzioni agricole (quali carni, riso e miele), mentre tra quelli avvantaggiati si annoverano vino, formaggi e altri prodotti lattiero-caseari. Inoltre, le Indicazioni Geografiche italiane beneficeranno del riconoscimento di numerose denominazioni non ancora tutelate (tra cui parmigiano, grana padano, mozzarella di bufala campana, prosecco, prosciutto di Parma).
Per quanto riguarda la valutazione ex-ante degli effetti economici dell’Accordo, i risultati della simulazione mostrano impatti positivi per il commercio e il PIL reale di entrambe le aree, ma particolarmente significativi per il Mercosur. L’impatto sull’UE sarà più contenuto, principalmente per due ragioni: da un lato, il commercio con l’UE riveste maggiore importanza per i membri del Mercosur; dall’altro, i vantaggi dell’apertura al commercio tendono ad essere più significativi per le economie relativamente più chiuse, come quelle del Mercosur. Tra i membri dell’UE, tuttavia, l’Italia risulta essere tra i paesi che trarranno i maggiori vantaggi dall’accordo.
In particolare, si prevede che, alla fine del periodo considerato, il commercio totale per l’UE aumenterà di oltre 60 miliardi di dollari, con l’Italia che contribuirà per l’11% (sopra la media UE). Le esportazioni italiane cresceranno di oltre 3 miliardi, trainate dal settore Macchinari e apparecchiature (+3,3%), mentre riduzioni sono attese per alcuni prodotti (Semi oleosi, -8%) e in alcuni servizi (servizi pubblici, commerciali e legati alla vendita). Inoltre, l’Accordo porterà a un generalizzato aumento del contenuto di valore aggiunto italiano nelle esportazioni dei paesi del Mercosur (grazie all’impiego di beni intermedi italiani), a cui si aggiungerà quello inglobato nelle esportazioni di altri paesi UE destinate al mercato latino-americano, determinando una maggiore integrazione dell’Italia nelle catene globali del valore.
Guardando all’impatto settoriale sull’economia italiana, l’Accordo porterà ad aumenti della produzione e delle esportazioni soprattutto nel caso di macchinari e apparecchiature, siderurgia e metalli. Riduzioni di lieve entità si registreranno nella produzione di beni alimentari e abbigliamento.
Tuttavia, non tutti i settori ne beneficeranno nella stessa misura. All’interno di ciascun settore, gli effetti saranno ulteriormente differenziati a seconda delle specifiche caratteristiche delle imprese, quali: dimensione, appartenenza ad un gruppo e produttività.
L’unione di due grandi mercati di consumo, appartenenti ad aree economiche con diversa dotazione di risorse e fattori produttivi, crea le premesse per sfruttare i vantaggi della specializzazione e del commercio, anche se nell’UE questi vantaggi sono appannaggio soprattutto dei settori extra agricoli. L’Accordo Mercosur può offrire opportunità per diversificare le nostre catene di approvvigionamento dalla Cina e per affrontare le potenziali tariffe doganali degli Stati Uniti. Potrebbe, inoltre, garantire accesso privilegiato a risorse essenziali per l’industria europea, tra cui metalli rari indispensabili per le tecnologie avanzate e i veicoli elettrici. Più in generale, in un mondo sempre più multipolare, consolidare i rapporti con i paesi emergenti del Mercosur e differenziare le relazioni internazionali rappresenta un asset geopolitico di grande valenza strategica.
La nostra valutazione d’impatto evidenzia che, insieme all’economia italiana nel suo complesso, anche l’agroalimentare può guadagnare dall’accordo, grazie soprattutto alla possibilità di esportare le proprie eccellenze in mercati emergenti, dove si rafforzano le fasce di consumatori disposti a comprare beni di qualità. Il problema, come sempre in questi casi, è la distribuzione (e la percezione) asimmetrica di costi e benefici: da un lato, costi più concentrati in comparti sensibili e più immediatamente percepibili e, dall’altro, benefici più distribuiti tra i vari settori e più diluiti nel tempo.
Dal tempo in cui l’articolo è stato scritto si sono registrati sviluppi che il quadro concettuale esposto nell’articolo stesso permette di comprendere e dei quali è bene dare conto.
Dopo la conclusione dei negoziati sull’accordo UE-Mercosur nel dicembre 2024, il 17 gennaio 2026 l’Unione europea e i quattro Stati del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) hanno firmato l’Accordo di partenariato e l’Accordo commerciale interinale (l’interim Trade Agreement – iTA) che compongono l’intesa.
La firma rappresenta un passaggio rilevante, reso possibile anche dal mutamento della posizione del governo italiano, maturato a seguito dell’introduzione di specifiche misure di salvaguardia e tutela del settore agricolo. L’Italia si è così distanziata da altri paesi membri e dal Parlamento europeo che hanno continuato a esprimere resistenze e critiche, finora responsabili di un rallentamento dell’iter di approvazione, ma non più numericamente sufficienti a impedirlo. Le riserve manifestate da Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria riguardavano principalmente l’impatto dell’accordo sul settore agricolo europeo e la carenza di disposizioni ritenute efficaci in materia di sostenibilità ambientale, in particolare per quanto concerne la tutela dell’Amazzonia e la lotta alla deforestazione illegale. A seguito della firma, il Parlamento europeo, nella seduta plenaria del 21 gennaio 2026, ha adottato una risoluzione con cui ha richiesto un parere alla Corte di giustizia dell’Unione europea sulla conformità dell’accordo ai Trattati. Sebbene l’intesa sia attualmente sottoposta al vaglio della Corte, la Commissione europea ha deciso di procedere con l’applicazione provvisoria della componente commerciale (l’iTA): l’accordo interinale si applicherà, in via provvisoria, dal 1° maggio 2026 tra l’UE e i paesi del Mercosur che avranno completato le rispettive procedure di ratifica e notificato formalmente l’adesione entro fine marzo. La firma dell’Accordo si inserisce in un contesto di progressiva ridefinizione della strategia commerciale dell’Unione Europea. Negli ultimi mesi, infatti, Bruxelles ha adottato un approccio più proattivo nel rilanciare e portare a conclusione negoziati bilaterali avviati da tempo, con l’obiettivo di ampliare e diversificare la propria rete di partner commerciali. In questa direzione si collocano diversi sviluppi recenti: la finalizzazione, nel gennaio 2025, di un accordo globale modernizzato con il Messico; il rilancio, nello stesso mese, dei negoziati con la Malesia; l’avvio formale, nel maggio 2025, dei negoziati per un accordo bilaterale con gli Emirati Arabi Uniti; e, da ultimo, la conclusione dei negoziati per accordi di libero scambio con l’India, a gennaio 2026, e con l’Australia, a marzo 2026. Questo cambio di passo è in larga misura riconducibile alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti e alla recente politica tariffaria dell’amministrazione americana, che ha introdotto nuovi dazi e alimentato incertezza nei rapporti transatlantici. In tale contesto, la diversificazione degli scambi è divenuta una leva strategica per rafforzare la resilienza economica europea, ridurre la dipendenza da singoli mercati e contenere gli effetti distorsivi derivanti da misure protezionistiche. Si tratta di una tendenza comune anche ad altri paesi; tuttavia, l’UE si distingue per il numero e la profondità degli accordi perseguiti e raggiunti. Un tentativo di giocare in Europa un ruolo distintivo nella riconfigurazione di un nuovo ordine mondiale, perseguendo un “multilateralismo pragmatico” (Aiyar e Llyne, VoxEu, 29 marzo 2023).
L’attualità dell’accordo UE-Mercosur risiede, allora, nella sua natura di terreno di verifica della politica commerciale europea: esso misura la capacità dell’Unione di trasformare l’apertura dei mercati in uno strumento di autonomia strategica, senza eludere le tensioni distributive, ambientali e politiche che tale apertura produce al proprio interno.