Finanza

Racial Platform Capitalism in Italia  

Le piattaforme digitali hanno trasformato profondamente il mercato del lavoro con esiti controversi. Se da una parte, si sono aperte nuove opportunità di inserimento occupazionale per gruppi marginalizzati, e in particolare per la popolazione immigrata, dall’altra, sono emerse gravi criticità in termini di diritti e tutele.

Questo articolo approfondisce l’intersezione tra capitalismo delle piattaforme, razzismo istituzionale e lavoro migrante a partire dalle ricerche da me condotte, insieme a colleghe e colleghi, tra il 2020 e il 2025. Le ricerche si sono concentrate sull’on-line food delivery, il settore delle piattaforme più consistente a livello occupazionale in Italia, analizzato in due aree geografiche distinte e specifiche in termini socio-economici, la città di Catania e la città di Milano.

I principali risultati di queste ricerche – indicate tramite i successivi rinvii bibliografici – saranno di seguito esposti e ripartiti su quattro assi tematici: (i) diffusione, permanenza e ruolo strutturale della manodopera straniera; (ii) segmentazione del mercato del lavoro in termini di condizioni di lavoro e composizione sociale degli addetti; (iii) esposizione ai pericoli per la salute e la sicurezza; (iv) il caporalato digitale, riportato al centro del dibattito dalla cronaca recente. In conclusione, si sostiene la nozione di racial platform capitalism (T. McMillan Cottom, in Sociology of Race and Ethnicity, 2020; D. Gebrial, in Environment and Planning A: Economy and Space, 2024; F. Cabras e L. Di Cataldo, in Cambio. Rivista sulle Trasformazioni Sociali, 2025) come chiave concettuale per comprendere e interpretare lo scenario trasformativo contemporaneo.

Diffusione, permanenza e ruolo strutturale degli immigrati In Italia, le stringenti condizioni per il riconoscimento e il rinnovo dei titoli di soggiorno riducono le possibilità di un primo accesso al mercato del lavoro, spingendo i migranti verso posizionamenti rapidi, precari e intesi come soluzioni temporanee necessarie per affrontare il proprio progetto migratorio. La diffusione della popolazione immigrata in questo settore è cresciuta a velocità differenziate, più rapidamente nella parte centro-settentrionale del Paese e più lentamente nel Mezzogiorno (N. Costalunga e L. Di Cataldo, in Inequalities, 2025). Oggi, i corrieri migranti sembrano prevalere, anche se con una diversa incidenza tra il Sud e il Nord-Italia. Un dato cruciale riguarda la loro permanenza in questo mercato, dipinto da diversi analisti come un settore ad altissimo turnover. Analizzando le traiettorie biografiche dei rider intervistati, emerge un rischio di intrappolamento, soprattutto per chi è  particolarmente gravato da ostacoli linguistici, relazionali e istituzionali, nei quali sovente finisce  per  rimanervi ingabbiato senza riuscire a transitare verso occupazioni migliori (N. Costalunga e L. Di Cataldo, in Economia & Società Regionale, 2024). Possiamo, dunque, intendere la concentrazione degli immigrati in questo comparto come esito di permanenze prolungate piuttosto che come semplice espressione di un flusso continuo di nuovi arrivi. 

L’offerta di lavoro migrante ha ormai assunto un ruolo strutturale, replicando quanto già avvenuto in settori più tradizionali. Il valore strutturale della manodopera migrante emerge in ragione di una connessione funzionale tra la condizione di vulnerabilità prodotta dalle politiche migratorie nazionali, sempre più selettive e temporalmente limitate, e i modelli organizzativi delle piattaforme, che riconoscono ai corrieri la libertà di decidere se, quando, dove e quanto lavorare, nonostante la necessità che qualcuno si faccia carico del servizio di consegna a domicilio. Potendo contare su larghe flotte di corrieri bisognosi di reddito, particolarmente sensibili alle pressioni dell’algorithmic management, il modello di business delle piattaforme risulta sostenibile nonostante la discrezionalità operativa formalmente appannaggio dei lavoratori. 

Segmentazione del mercato del lavoro Analizzando le dimensioni contrattuale, economica, organizzativa (algorithmic management) e sociale (composizione addetti), emerge un mercato del lavoro altamente segmentato, costituito da tre stratificazioni coerenti al proprio interno (N. Costalunga e L. Di Cataldo, in Inequalities, 2025). Esiste un segmento “alto”, minoritario, adottato da Just Eat, in cui i rider sono classificati come dipendenti, retribuiti su basa oraria per il tempo trascorso a disposizione della piattaforma e inseriti in un processo lavorativo algoritmico conforme alle previsioni legali e contrattuali. In questo segmento, prevalgono due distinti gruppi socioeconomici: da un lato, vi è una certa presenza di nativi, concentrati nella fascia anagrafica 25-50, che non avvertono un bisogno immediato di reddito; dall’altro, si riscontra una forte presenza di immigrati, più giovani (18-35) che possono contare su un impiego parallelo. Oltre troviamo un altro segmento, che definiamo “basso”, perché le condizioni di lavoro sono peggiori, e “maggioritario”, perché coinvolge le rimanenti piattaforme del delivery in Italia (Glovo e Deliveroo).

Qui, i rider sono contrattualizzati come autonomi, retribuiti in base alle consegne eseguite e sottoposti ad un modello di gestione algoritmica disallineato rispetto alle previsioni contrattuali e legali. La composizione sociale è più omogenea, coinvolge persone immigrate, di origine africana, asiatica e provenienti da vari paesi sudamericani, che dichiarano di aver scelto questo segmento per due ragioni specifiche: (i) la difficoltà di inserirsi nel segmento “alto”, dove le opportunità di accesso sono più limitate; (ii) l’esigenza immediata di reddito, che porta a preferire modelli retributivi a cottimo con periodicità più ravvicinata. I modelli di impiego del segmento “basso” sono stati progettati proprio per capitalizzare la dipendenza che alcuni gruppi sperimentano da questa occupazione e tradurla così in periodi di servizio senza fine, ritmi frenetici e in altro genere di comportamenti orientati a una più elevata produttività.

Infine, esiste un segmento “sommerso”, un sottobosco in cui si nascondono le forme più gravi di marginalità e sfruttamento. La debole vigilanza delle aziende sulla corrispondenza effettiva tra l’identità della persona intestataria dell’account e quella del reale utilizzatore ha favorito la formazione di un mercato nero per l’affitto degli account, permettendo l’accesso al settore anche a chi è sprovvisto del permesso di soggiorno. Inoltre, alcune piattaforme hanno soddisfatto la propria domanda di manodopera attraverso circuiti di intermediazione illecita gestiti da aziende esterne, che reclutavano richiedenti asilo nei Centri di Accoglienza Straordinaria e migranti economici (Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea e Pakistan). I rider coinvolti in questo segmento sono sottoposti a un processo lavorativo che ne sfrutta la condizione di bisogno, dando luogo a gravi forme di deprivazione economica.

Esposizione ai rischi per la salute e la sicurezza sul posto di lavoro Le ricerche condotte evidenziano anche uno stretto collegamento tra la segmentazione del mercato del lavoro, l’esposizione ai pericoli per la salute e la sicurezza, e pure l’accessibilità alle protezioni sociali (N. Costalunga e L. Di Cataldo, in Giornale di Diritto del Lavoro e di Relazioni Industriali, 2025). Nel segmento “alto”, l’organizzazione del lavoro trova un punto di equilibrio garantista nel bilanciamento tra esigenze di produttività e diritto all’integrità psico-fisica, evitando che la dipendenza di alcune persone da questa occupazione possa dar luogo a un baratto tra la loro maggiore esposizione ai pericoli e un migliore tornaconto economico. Infatti, il superlavoro risulta assente, i ritmi di lavoro controllati e sono meno frequenti i sinistri stradali e i disturbi muscoloscheletrici. Infine, l’inquadramento da dipendenti assicura il pieno accesso al diritto del lavoro e ai sistemi di protezione sociale. 

Nel segmento “basso”, invece, i compensi per unità di tempo sono direttamente proporzionali alla rapidità nel completamento degli incarichi di lavoro. I corrieri sono anche sottoposti a forme di gestione algoritmica non allineate alle limitazioni vigenti in materia di orario di lavoro, che incentivano la competizione reciproca e intensificano i ritmi di lavoro. Infatti, tra i rider che prestano servizio in questo segmento, il superlavoro risulta più diffuso, i ritmi di lavoro più intensi e i disturbi muscoloscheletrici più frequenti. Inoltre, la mancanza di limitazioni al tempo che si può trascorrere loggati alla piattaforma e la pressione che deriva dagli schemi retributivi a cottimo incentivano comportamenti opportunistici, contrastanti con le normative della circolazione stradale, che si traducono in una maggiore probabilità di incidenti stradali. 

Nel segmento “basso”, l’organizzazione del lavoro è progettata per capitalizzare la dipendenza verso quest’occupazione e tradurla così in periodi di servizio senza fine, ritmi frenetici e comportamenti orientati a una più elevata produttività. È un sistema che incentiva la costante negoziazione tra diritti e ritorno economico personale, inducendo i lavoratori a tenere comportamenti pericolosi. Nel segmento “sommerso” del subappalto illecito, l’esposizione ai rischi per la salute e la sicurezza è superiore. L’indeterminatezza del proprio status giuridico, il rischio di espulsione e le necessità immediate innescano un rapporto di dipendenza ancor più marcato, segnato da soprusi quotidiani che limitano le possibilità di autodeterminazione di questi lavoratori e la capacità di mantenere/sviluppare legami sociali, anche con sindacati, che potrebbero contribuire al miglioramento delle loro condizioni di lavoro e di vita (F. Cabras e L. Di Cataldo, in Cambio. Rivista sulle Trasformazioni Sociali, 2025). Per concludere, questi lavoratori sono del tutto privi di diritti di carattere prevenzionistico e assicurativo che proteggono dal rischio di malattie professionali, infortuni sul lavoro ed eventi mortali. 

Caporalato digitale La Magistratura ha condotto accertamenti su varie forme di caporalato digitale, a partire dal segmento “sommerso” (F. Cabras, L. Di Cataldo e M. Massari, in Welfare & Ergonomia, 2024; Cambras e Di Cataldo, in Cambio. Rivista sulle Trasformazioni Sociali, 2025). La vicenda Uber Eats (2019) ha smascherato una rete di intermediazione di lavoro irregolare coordinata da una struttura con sede a Milano, ma operante su tutto il territorio nazionale, che si occupava del reclutamento e della gestione dei rider immigrati per conto della multinazionale in diverse città (Milano, Roma, Torino, Firenze, Rimini, Reggio Emilia e Bologna). Tale canale di accesso veniva presentato con il nome di Uber Flash, proprio per indicare la possibilità di lavorare immediatamente, aggirando i passaggi formali, tra cui la registrazione e la verifica dei documenti personali. Inoltre, i controlli delle Forze dell’ordine hanno messo in luce il mercato nero degli account, che configura un ulteriore canale di accesso secondario alle piattaforme. Anche il segmento “basso” rischia di essere riclassificato in forma di intermediazione illecita e sfruttamento lavorativo a seguito del commissariamento disposto su Glovo (2026) e Deliveroo (2026) da parte della  Procura di Milano per l’ipotesi di sfruttamento algoritmico della condizione di bisogno dei lavoratori, che avrebbe dato luogo a indicatori economici inferiori pure rispetto alla soglia di povertà.

Racial Platform Capitalism Dietro all’avveniristica organizzazione digitale del lavoro, in origine proposta come materializzazione delle promesse utopiche post-fordiste – come la liberazione del lavoro umano dal dominio altrui – si nasconde spesso un modello di lavoro premoderno, corporale, sfruttato, sottoposto a rischi rilevanti per l’integrità psico-fisica, oltre che escluso dalle protezioni sociali, che coinvolge soprattutto i gruppi socio-economicamente più deboli. Meccanismi tecnologici riproducono antiche forme di subalternità, che colpiscono in modo particolare i lavoratori migranti, dando nuova forma alle destabilizzazioni con effetti sulle traiettorie biografiche, in aperto contrasto con l’imperativo costituzionale del diritto ad un’esistenza libera e dignitosa. 

Esplorando l’intersezione tra capitalismo delle piattaforme, razzismo istituzionale e lavoro migrante, le nostre ricerche mettono a fuoco come la matrice razziale, che ha permeato il capitalismo fin dalle sue origini, continui a sostenerne i regimi di organizzazione del lavoro, consentendo alle popolazioni metropolitane di usufruire di comfort forniti da catene di approvvigionamento che nascondono emarginazione sociale, violazioni di diritti nonché  sfruttamento fisico e psicologico.