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Tra vulnerabilità e minaccia: Richiedenti asilo e rifugiati nella percezione degli italiani

Dal 2000 al 2024, le richieste di asilo a livello globale sono cresciute in modo costante, raggiungendo picchi significativi nel 2015 e nel 2023 complici prima le rivolte della “primavera araba” e poi il conflitto russo-ucraino del 2022 (UNHCR, 2024). In questo scenario internazionale, l’Italia è stata particolarmente interessata dall’arrivo di richiedenti asilo e rifugiati, per la sua centralità geografica nel Mar Mediterraneo.

Negli ultimi anni, nel nostro paese ha avuto una forte risonanza, politica e mediatica, la crescita del numero di richiedenti asilo e rifugiati che, nei dibattiti pubblici, sono stati spesso descritti in modo ambivalente. In alcuni casi si enfatizzano gli elementi di vulnerabilità, sottolineando il loro essere vittime indifese in fuga da guerre o altre forme di persecuzione, in altri casi vengono raffigurati come una minaccia per la sicurezza e le tradizioni culturali del Paese. Entrambe queste narrazioni contribuiscono a plasmare in modo significativo l’opinione pubblica e, di conseguenza, l’atteggiamento – di sostegno o di opposizione – nei confronti delle politiche di accoglienza.

In questa prospettiva, dalla percezione che la popolazione autoctona ha della vulnerabilità dei richiedenti asilo e rifugiati dipendono in modo cruciale gli atteggiamenti nei confronti di questo specifico gruppo di migranti ed il sostegno dato alle forme di accoglienza. Tuttavia, tale percezione di vulnerabilità può variare in funzione di alcune caratteristiche individuali del migrante (es. età e genere) e delle condizioni materiali in cui il migrante si trova (es. condizione di transito dal paese di origine a quello di destinazione oppure condizione di permanenza in campi di accoglienza).

Esplorare i fattori che maggiormente alimentano la percezione di vulnerabilità nei confronti di richiedenti asilo e rifugiati da parte della popolazione italiana è proprio l’obiettivo dell’indagine condotta nell’ambito del più ampio progetto Inequality between Reality and Perception (IneqPer) sulla percezione delle disuguaglianze (N. Kulic et al., in Frontiers in Sociology, 2025) e finanziato dal Prin PNRR 2022 (https://ineqper.unipv.it/ ).

Come è stata analizzata la percezione della vulnerabilità? Al fine di indagare se richiedenti asilo e rifugiati vengono percepiti come soggetti vulnerabili dagli italiani e rilevare quali fattori possono incidere maggiormente su questa percezione, si è fatto ricorso alla tecnica dell’esperimento attraverso l’uso di vignette. L’esperimento è stato condotto nel 2024 somministrando un questionario online a un campione di 2.000 partecipanti tra i 18 e i 70 anni rappresentativo della popolazione italiana per alcune caratteristiche chiave. Agli intervistati sono state presentate delle immagini (vignette) generate con l’intelligenza artificiale in cui richiedenti asilo e rifugiati si differenziavano per genere, età, classe sociale, religione, etnia e contesto di vita – in alcuni casi i migranti erano in movimento verso il paese di destinazione in altri dislocati in campi di accoglienza. Ogni intervistato doveva, quindi, indicare quanto le persone rappresentate nelle vignette fossero percepite come vulnerabili su una scala da 1 a 10. Questo approccio ha permesso di stimare l’effetto delle caratteristiche rappresentate nelle vignette sulle percezioni delle persone.

Chi viene percepito come più vulnerabile tra richiedenti asilo e rifugiati? Lo studio mostra che i richiedenti asilo e i rifugiati sono prevalentemente percepiti come altamente vulnerabili e bisognosi di protezione. Le vignette ricevono valutazioni mediamente elevate (7,6 su 10), con oltre un terzo degli intervistati (35%), che indicano una condizione di vulnerabilità estrema (10 su 10), mentre poco più di un quinto (21%) esprime giudizi di bassa vulnerabilità (inferiori al 5) e solo 7 rispondenti su 100 giudicano il livello di vulnerabilità nullo o molto basso (valutazione inferiore a 4). Emerge, pertanto, un quadro complessivo di percezione diffusa di vulnerabilità (Figura 1).

Figura 1: La percezione della vulnerabilità (1-10)

Inoltre, le vignette che raffigurano uomini e donne insieme, così come quelle che includono bambini, portano sistematicamente a valutazioni di maggiore vulnerabilità (Figura 2). Questo potrebbe suggerire che i rispondenti sono potenzialmente sensibili alla presenza di nuclei familiari, rappresentati dalla compresenza di uomini e donne o di adulti e bambini. Allo stesso modo, individui rappresentati in transito lungo rotte migratorie tendono ad essere percepiti come più vulnerabili rispetto a quelli raffigurati in campi di accoglienza. Analogamente, le rappresentazioni di migranti che indossano vestiti logori, ed evocano l’appartenenza a una bassa classe sociale, stimolano valutazioni di maggior vulnerabilità rispetto alle vignette in cui i migranti sono ben vestiti e, quindi, riconducibili a classi sociali più elevate. Al contrario, l’etnia e la religione, se considerate isolatamente, non emergono come fattori significativi: le percezioni di vulnerabilità non sono necessariamente guidate da stereotipi legati, rispettivamente, al colore della pelle dei migranti o alla fede religiosa. Tali caratteristiche assumono rilevanza quando vengono considerate congiuntamente a un’ulteriore variabile, di cui si discuterà nel paragrafo seguente.

Figura 2: Effetti delle caratteristiche dei rifugiati sulla vulnerabilità percepita

Nota: I valori sopra lo zero indicano una vulnerabilità più alta, quelli sotto lo zero una vulnerabilità più bassa. Le linee orizzontali mostrano il margine di incertezza: se arrivano fino allo zero, la differenza potrebbe non essere rilevante.

Quando le caratteristiche si sommano: come nasce la percezione di vulnerabilità? Oltre a esaminare come le singole caratteristiche del profilo presentato nelle vignette influenzino la percezione della vulnerabilità, lo studio ha analizzato anche cosa accade quando queste caratteristiche si combinano tra loro. Dai risultati emerge, ad esempio, che il genere e l’età interagiscono in modo significativo: gli uomini adulti vengono generalmente percepiti come meno vulnerabili rispetto ad altri gruppi. Tuttavia, la percezione di vulnerabilità aumenta quando la vignetta, pur rappresentando migranti di sesso maschile, include dei bambini maschi. Un effetto simile si osserva se si considerano congiuntamente anche genere, età e religione. Sebbene gli uomini soli siano percepiti come poco vulnerabili, questa valutazione cambia se si tratta di uomini soli di religione non musulmana. In questo caso la loro vulnerabilità viene giudicata più elevata, compensando lo svantaggio iniziale legato al fatto di essere uomini.

Inoltre, sebbene l’età adulta sia generalmente associata a una minore percezione di vulnerabilità, il contesto in cui si trova il migrante incide in modo significativo su questa valutazione. Infatti, quando le vignette presentano richiedenti/rifugiati adulti in condizioni di transito lungo la rotta migratoria, la percezione della loro vulnerabilità cambia direzione e viene valutata come più elevata; al contrario, le vignette che raffigurano bambini continuano a essere considerate altamente indicative di vulnerabilità, rimanendo sostanzialmente invariate a prescindere dal contesto.

Infine, anche la classe sociale interagisce con altri fattori, come la religione e la situazione migratoria. I richiedenti asilo e i rifugiati rappresentati con abiti logori (classe sociale bassa) tendono a essere percepiti come più vulnerabili, soprattutto se di religione musulmana. Le vignette in cui i migranti si trovano nei campi di accoglienza, ma indossano abiti logori contribuiscono a far aumentare in maniera significativa la vulnerabilità percepita delle persone.

Cosa rende “vulnerabili” i richiedenti asilo e i rifugiati agli occhi dell’opinione pubblica? In sintesi. La percezione della vulnerabilità ha un ruolo centrale nel modo in cui l’opinione pubblica giudica l’accoglienza e l’integrazione dei richiedenti asilo. I risultati di questo studio mostrano che, in Italia, le persone tendono a considerare più vulnerabili quei richiedenti asilo e rifugiati che mostrano segni evidenti di fragilità nella loro situazione di vita, più che in base a caratteristiche come l’etnia o la religione. Inoltre, la vulnerabilità non viene percepita sulla base di un solo fattore, ma spesso nasce dalla combinazione di più elementi personali e contestuali che, insieme, rafforzano l’idea di bisogno e di aiuto. Quando si sommano diversi elementi di fragilità, come la giovane età, le difficoltà materiali, la presenza di donne e uomini, e una condizione di forte precarietà, ad esempio il transito lungo le rotte migratorie, queste persone tendono a suscitare maggiore empatia e un più forte senso di protezione. Questa combinazione di fattori, inoltre, può attenuare o persino compensare le percezioni di scarsa vulnerabilità basate sulla considerazione di un solo fattore. Allo stesso tempo, quanto più sono assenti questi tratti, tanto più è probabile che alla percezione di vulnerabilità si sostituisca quella di potenziale minaccia.