I Badarò e i ricorsi della storia
Morre um liberal, mas nao morre a Libertade
Giovanni Battista Libero Badarò
Quante volte mi hanno detto che è importante studiare la storia! Ma cosa è poi questo passato che andiamo cercando? Certo non una striscia che si svolge lineare dietro di noi. In realtà vi andiamo cercando quanto ci appartiene oggi perché quanto è accaduto è ancora dentro di noi e provare a navigarvi ci aiuta a comprendere il presente e a costruire il futuro, o almeno tentare. Cerchiamo, scegliamo le date e gli avvenimenti da lasciar emergere perché le date in storia sono come le note nelle melodie musicali. Anche solo dimenticarne o sceglierne una diversa cambia la sinfonia. Stiamo oggi vivendo momenti eccezionali e ciò ci disorienta. Per questo ci capita di guardare il passato con l’illusione che ogni evento tumultuoso abbia avuto una risoluzione, una fine e forse addirittura sia stata raggiunta la pace. In realtà possiamo solo cercare con affanno una spiegazione, un’interpretazione di quanto accadde, scontrarci tra discordie talvolta accanite oppure cambiare noi stessi il nostro punto di vista nel tempo che passa.
Ma voglio raccontare qualcosa di questa non poco misteriosa parola: “la storia”. È accaduto per caso. Una domenica mattina di qualche settimana fa. Era un poco freddina e con un cielo inaspettatamente grigio per Roma. Sono andata a fare colazione con Elisabetta, la madre di una delle mie più care amiche d’infanzia. Uno strano e inatteso evento della vita ci ha portato a vivere in due appartamenti vicini e questo ci ha dato l’occasione di una piacevole colazione e una lunga chiacchierata nella squisita pasticceria sotto casa. Avrei voluto prendere un maritozzo con la panna, ma il ricordo delle nostre infanzie all’insegna del salutismo mi ha trattenuta. È stato piacevole comunque e mentre sorseggiavamo cappuccini senza lattosio lei ha iniziato a raccontarmi di due strani personaggi di cui per la verità non avevo mai sentito parlare. Di due figure riemerse da anni lontani. Si trattava di Andrea Badarò e del figlio Giovanni Battista Libero vissuti tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, anni certo tumultuosi. I nostri due personaggi non erano comuni in quanto si trattava di uomini alla ricerca di un futuro migliore per se stessi e soprattutto per l’umanità. Per questo credo che la loro storia in realtà non sia finita e forse non finirà mai perché vive ancora e vivrà fintanto che li ricorderemo. Fintanto che le lettere che compongono i loro nomi tornino a essere pronunciate, scritte e con i nomi raccontata la loro, la nostra storia.
È arrivato il momento di chiedere a Elisabetta di rendere i lettori partecipi di quel racconto. Un racconto che inizia da Andrea Badarò.
Andrea Badarò nacque a Laigueglia, cittadina che all’epoca contava non più di mille abitanti, nell’ottobre del 1771 da Giovanni Battista, medico e facoltoso proprietario terriero, e Caterina de Curtis. Dopo aver svolto i primi studi presso il Collegio degli Scolopi di Albenga, sotto la protezione di uno zio protonotario apostolico di quella diocesi, si avvicinò agli studi umanistici (lingue classiche, letteratura italiana, filosofia) per indirizzarsi poi, sulle orme del padre, verso gli studi di medicina. All’epoca, l’ateneo più prestigioso per questa disciplina era quello di Pavia, ed è lì che Andrea si iscrisse nel 1790.
A Pavia insegnavano, tra gli altri, Alessandro Volta, Antonio Scarpa, allievo di Morgagni, e Johan Peter Frank, che ebbe il grande merito di introdurre in Italia il vaccino contro il vaiolo. Andrea rimase soprattutto affascinato dalle teorie di Brown, allora molto in voga, che erano state presentate per la prima volta al pubblico italiano nel 1792 da Giovanni Rasori, anch’egli docente presso l’ateneo pavese. Rasori era noto soprattutto per le sue idee politiche. Nel 1797 divenne rettore dell’università pavese e, dopo la battaglia di Marengo (giugno 1800), rifiutò l’incarico di ministro dell’interno nella ricostituita Repubblica Cisalpina, accettando invece quello di protomedico dello Stato.
Gli avvenimenti di Francia suscitavano grande attenzione anche nell’ateneo pavese: venivano letti e discussi i testi di molti protagonisti della scena politica parigina di quegli anni, come Mirabeau, Desmoulins, Danton e Robespierre. Sull’onda degli eventi, si era anche sviluppata una forte attrazione per autori quali Montesquieu, D’Holbach, Helvétius e Rousseau. Anche Andrea Badarò rimase fortemente influenzato da queste letture, diventando un assiduo frequentatore di uno dei circoli più avanzati della città, quello del novarese Gaudenzio Clerici. Tra i frequentatori del circolo figuravano, tra gli altri, Giacomo Mazzini, padre di Giuseppe, e Carlo Barrelle, futuro direttore del “Giornale senza titolo”, periodico milanese di grande rilievo nel triennio 1796-1799.
L’attività del circolo fu bruscamente interrotta nella primavera del 1793, a causa dell’arresto di Clerici, da tempo sotto la lente della polizia austriaca. Badarò, entrato nel novero dei sospettati, fu più volte interrogato, ma riuscì a evitare di essere coinvolto in procedimenti penali. Fu comunque costretto ad abbandonare gli studi nell’ateneo pavese e a proseguirli a Genova, dove si laureò in Medicina nel 1794. Tornato a Laigueglia, iniziò a esercitare la professione di medico, seguendo le orme del padre.
La campagna d’Italia del 1796, condotta da Napoleone Bonaparte e che avrebbe portato alla “democratizzazione” della Repubblica ligure, coinvolse direttamente il territorio in cui Badarò risiedeva e ai comprensibili disagi provocati dalla guerra si aggiunsero presto quelli dettati dall’emergenza sanitaria causata dall’affollamento delle truppe francesi e dal consumo di cibi poco controllati. Aumentò così il numero delle malattie, molte delle quali assunsero un carattere epidemico. Badarò si impegnò allora in un’attività davvero encomiabile, diventando uno dei primi sperimentatori del metodo di vaccinazione antivaiolosa.
Nel 1799 si sposò con Teresa Gastaldi, dalla quale ebbe due figli: Giovanni Battista Libero e Sebastiano. Assorbito dall’attività politica, divenne membro del Consiglio dei Sessanta, uno dei rami del parlamento della democratica Repubblica Ligure, partecipando a numerose commissioni parlamentari. Divenne uno dei tre componenti della deputazione provvisoria di governo della Repubblica Ligure che aveva trovato sede a Finale. Erano con lui Giuseppe Antonio Boccardi, mentre Giovanni Fantoni, il poeta Labindo, fungeva da segretario della deputazione.
Con la battaglia di Marengo e la ricostituzione della Repubblica Ligure Badarò tornò a esercitare a tempo pieno la professione di medico. Tuttavia non abbandonò la vita politica sperando, come molti altri patrioti, che il ritorno di Napoleone potesse presagire l’auspicata costituzione di una nazione italiana libera e indipendente. Si adoperò molto perché i comandanti francesi contenessero le loro esose richieste finanziarie nei riguardi di una popolazione come quella ligure ridotta allo stremo dopo guerre e carestie.
In seguito all’annessione della Liguria all’impero francese, sancita nel corso del 1805, Badarò divenne consigliere generale del Dipartimento di Montenotte e, tre anni dopo, venne eletto “maire” di Laigueglia. La sua nomina coincise con una fase molto delicata della cittadina ligure sottoposta ai continui attacchi dei vascelli inglesi alle navi mercantili che commerciavano con la Francia e cercavano rifugio nella protetta rada laiguegliese. Con l’acuirsi degli scontri venne organizzato dallo stesso Badarò un piano di difesa con cannoni predisposti da terra e sistemi di segnalazione dalla collina di Capo Mele finché, nel maggio 1812, i soldati inglesi, dopo un lungo cannoneggiamento della loro flotta, riuscirono a irrompere nella cittadina ligure compiendo atti di requisizione e di vero e proprio vandalismo. Nello scontro perì il comandante delle truppe francesi di stanza a Laigueglia Benjamin Garnier. Nonostante la caduta dell’impero napoleonico Badarò rimase alla guida del paese fino al 1818, non mancando di divenire adepto della Carboneria.
Andrea Badarò morì il 7 luglio 1853 a Laigueglia. Nell’ultimo periodo della vita aveva continuato a seguire le vicende politiche e, come dimostrano alcuni appunti trovati tra le sue carte, nel 1848 si era battuto per l’affermazione delle libertà costituzionali. Ricordiamo infine che si era dedicato sempre all’educazione dei figli Sebastiano e Giovanni Battista Libero. Su quest’ultimo molto si può trovare navigando in rete, ma un’antica villa affacciata sull’ampio golfo di un paese ligure conserva non pochi segreti della sua breve, ma intensa vita. Potrete scoprirli se avrete la pazienza di attendere il prossimo articolo.