Finanza

Gli accordi Ue con Mercosur e India: un segnale politico a Usa e Cina

In uno scenario internazionale sempre più complesso e caratterizzato da una grande incertezza si sta configurando un nuovo ordine mondiale, sia politico che economico. Un ordine nel quale la politica e l’economia rischiano di ridursi a meri rapporti di forza, mentre i valori democratici, su cui si è fondato sinora l’Occidente, sono messi in discussione.

Il commercio mondiale è uno dei principali terreni su cui si sta costituendo il nuovo ordine internazionale. E’ da lì che è partita l’offensiva geopolitica di Trump attraverso i dazi doganali, che quest’anno avranno l’effetto di ridurre la crescita del commercio mondiale all’1% dal 4,2% del 2025 (stime Ref). Offensiva apparentemente frenata dalla recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha bocciato i dazi reciproci introdotti dal Presidente americano nel Liberation Day del 2 aprile 2025. Con sei voti a favore e soltanto tre contrari, la sentenza ha infatti dichiarato illegittime le tariffe introdotte sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) in quanto il Presidente avrebbe violato la Costituzione USA, imponendo unilateralmente le nuove tariffe senza passare dal Congresso che ha competenza esclusiva in materia. La risposta di Trump non si è fatta attendere con l’introduzione di una tariffa generale del 10%, poi aumentata al 15%, che resterà in vigore per 150 giorni in attesa dell’eventuale approvazione del Congresso.

Tutto questo ha innescato ulteriore incertezza a un quadro internazionale già destabilizzato dalle iniziative del presidente americano. Non sono peraltro da escludere altre imprevedibili mosse di Trump. Senza dimenticare che l’orizzonte del commercio mondiale non appare “sereno” anche per altre questioni.

A cominciare dalla riforma del Wto, che sarà al centro della conferenza ministeriale di fine marzo in Camerun, dove si discuterà del futuro del multilateralismo, sui cui principi Trump ha dimostrato di non essere d’accordo. Inoltre, a breve dovrebbero cominciare i negoziati per il rinnovo dell’accordo commerciale tra Usa, Messico e Canada (Usmca), mentre in aprile è atteso il vertice fra Trump e Xi Jinping, nel quale si parlerà anche di terre rare e del controllo sugli input produttivi delle catene del valore globali. Un controllo che la Cina esercita in maniera così stringente da indurre gli Usa a proporre a Ue, Giappone ed altri paesi un accordo plurilaterale di cooperazione sui minerali critici che prevede l’adozione di dazi comuni nei confronti dei non partecipanti.

In questo clima incandescente non si può dire che la Ue – che rimane il maggior esportatore mondiale con una quota del 16% dell’interscambio globale – sia stata a guardare. Recentemente l’Unione, dopo anni di trattative, ha infatti siglato due importanti accordi commerciali con i paesi del Mercosur e con l’India, che vanno nella direzione dei principi del multilateralismo: reciprocità e non discriminazione. Due intese che nel medio periodo consentiranno di ampliare la diversificazione geografica del commercio europeo, costruendo nuove reti distributive e allentando la morsa delle pressioni geopolitiche cinesi e americane.

Con il Mercosur – l’Unione doganale comprendente oltre 350 milioni di persone formata da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, cui va aggiunta la Bolivia in fase di adesione – la Ue ha firmato il 17 gennaio del corrente anno un accordo che prevede l’eliminazione progressiva dei dazi su oltre il 90% delle merci scambiate, accompagnata da disposizioni su regolamenti, tutela di standard ambientali e sanitari e promozione della sostenibilità. Secondo recenti previsioni della Commissione europea, gli impatti macroeconomici attesi condurranno a un incremento del Pil dell’Unione di circa 77 miliardi di euro entro il 2040, a un aumento del 39% delle esportazioni Ue verso il Mercosur e a una creazione netta di circa 600.000 nuovi posti di lavoro. In particolare l’Italia, che vantava nel 2023 un surplus commerciale verso l’area di 7,7 miliardi di euro, figura tra i principali beneficiari potenziali dell’accordo, che potrebbe generare fino a 14 miliardi di euro di export addizionale una volta a pieno regime. Ad avvalersene nel medio periodo saranno: automotive e componentistica; macchinari industriali e apparecchiature meccaniche; chimica e farmaceutica; sistemi elettronici e beni strumentali ad alta tecnologia. Inoltre il Mercosur costituisce un bacino strategico di materie prime critiche (litio, niobio, rame, terre rare) essenziali per la transizione verde e digitale dell’industria europea, riducendo la dipendenza dalla Cina.

Per contro l’agricoltura appare molto esposta alla concorrenza latino-americana. Prodotti come carne bovina, pollame, zucchero e riso potranno risentire dell’afflusso di importazioni a minor costo provenienti dal Mercosur, abbassando i prezzi interni e mettendo in difficoltà gli agricoltori europei. Non solo. L’accordo potrebbe portare a un aumento della pressione sulle foreste, in particolar modo sull’Amazzonia: crescendo, infatti, la domanda europea di questi prodotti, aumenta l’incentivo a espandere allevamenti e coltivazioni. Oggi, e da alcuni anni, nei Paesi latini, l’espansione agricola è la prima causa di deforestazione (T. Piketty, L’Europa è più ricca di quello che sembra, Internazionale, N. 1652, 13 febbraio 2026).

Per questo le Ong ambientaliste si sono schierate contro l’accordo, sostenendo che causerebbe una serie di effetti negativi tra cui l’incentivazione a una ulteriore deforestazione, l’aumento delle emissioni di CO₂, il rafforzamento dei modelli agro-industriali intensivi, l’indebolimento degli obiettivi climatici dell’Ue. Le resistenze all’accordo hanno trovato coperture politiche trasversali nel Parlamento europeo, dove per una manciata di voti la procedura di ratifica è stata sospesa, rinviando l’accordo alla Corte di giustizia della Ue per una verifica di compatibilità con i Trattati. Questa decisione introduce un margine di incertezza giuridica e politica che può ritardare l’entrata in vigore dell’intesa. Al fine di sbloccare questa fase di stallo, che potrebbe protarsi fino a due anni, la Commissione europea ha manifestato l’intenzione di procedere all’attuazione provvisoria dell’accordo, che potrebbe scattare dopo la prima ratifica da parte di uno dei Paesi del Mercosur.

Questo non significa che vadano sottovalutati i rischi per l’ambiente, su cui è giusto vigilare. Va detto però che, secondo i documenti ufficiali, l’intesa fa riferimento all’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico e contiene clausole specifiche in tema di sostenibilità, con <<l’assunzione di impegni concreti volti alla protezione dei diritti dei lavoratori e a fermare la deforestazione entro il 2030. La rilevanza attribuita al tema della tutela ambientale è tale da consentire la sospensione del trattato qualora una parte ritenga ci sia stata la violazione di una disposizione inclusa nell’Accordo di Parigi>>.

Se questo è vero, l’accordo potrà essere approvato, ma occorrerà porre molta attenzione alle modalità concrete della sua implementazione.

Un secondo, importante accordo è stato concluso il 27 gennaio tra l’Ue e l’India, il Paese più popoloso del mondo con oltre 1,5 miliardi di abitanti. L’interscambio attuale è di 180 miliardi di euro, cui corrispondono 800.000 posti di lavoro in Europa. Grazie a questo accordo, che copre due miliardi di persone e un quarto del Pil mondiale, ci si aspetta che l’export Ue verso l’India raddoppi entro il 2032. L’intesa prevede che l’India elimini o riduca progressivamente i dazi sul 96,6% delle esportazioni europee; altrettanto farà la Ue sul 99% dell’export indiano. Alcuni capitoli dell’accordo riguarderanno la qualità dei prodotti e le norme igieniche e sanitarie, i servizi, compresi quelli finanziari e marittimi, e la proprietà intellettuale. Parallelamente sono stati stipulati un memorandum sul clima e importanti intese nel campo della difesa e della sicurezza. Per evitare che sorgano proteste da parte degli agricoltori sia europei che indiani, sono stati esclusi dalle liberalizzazioni le importazioni in Europa di carne bovina, pollame, riso, grano e zucchero, mentre per l’India rimangono protetti lattiero-caseario, cereali e pollame. 

Anche per l’Italia, che ha nei macchinari il principale punto di forza nelle esportazioni dirette in India, si aprono prospettive interessanti. Secondo uno studio di Deloitte l’interscambio tra l’Italia e l’India potrebbe passare dai 14 miliardi di euro del 2024 a 20 miliardi entro il 2029. Ora verrà preparato il testo giuridico, dopo di che l’accordo dovrà essere ratificato da parte dei rispettivi Parlamenti.

Con queste iniziative l’Europa ha voluto mandare a Trump e al mondo il messaggio che accordi cooperativi, basati su regole liberamente condivise, sono ancora possibili. Certo, l’accordo con il Mercosur dimostra anche che le lobby e le divisioni all’interno dell’Ue possono sempre frapporre ostacoli e rallentamenti, anche legittimi. D’altra parte, sappiamo che il sentiero su cui si è incamminata l’Europa è accidentato. Come ha ricordato Mario Draghi a Lovanio il 2 febbraio, <<l’integrazione europea è diversa da quella di Stati Uniti e Cina: non fondata sulla forza o sulla subordinazione, ma sulla volontà comune e sul beneficio condiviso. È un’integrazione senza dominio — preferibile, ma più difficile>>.

L’importante è procedere con tenacia sulla via dell’integrazione, anche a costo di ricorrere alla cooperazione rafforzata (l’ha evocata la stessa Ursula von der Leyen), il meccanismo previsto dal Trattato di Amsterdam, che consente a un gruppo di almeno nove Stati membri di perseguire determinate politiche comuni anche se non vi è consenso unanime. Non dimenticando che l’Europa, proprio per i valori cui si ispira, può essere un faro per molti Paesi democratici del mondo, quelle medie potenze che negli auspici espressi a Davos dal premier canadese Mark Carney sono chiamate a fare fronte comune, alleandosi e cooperando fra loro in questa fase di grandi tensioni internazionali.