Finanza

Gli atteggiamenti degli europei nei confronti della cultura

Nello scorso mese di maggio è stato pubblicato il rapporto sull’Eurobarometro speciale 562, dedicato a “Gli atteggiamenti degli europei nei confronti della cultura”.

L’Eurobarometro è lo strumento di indagine ufficiale impiegato dalla Commissione europea, dal Parlamento europeo e da altre istituzioni dell’UE. Il suo obiettivo è monitorare con regolarità l’opinione pubblica in Europa su questioni relative all’Unione, oltre a rilevare gli atteggiamenti su temi di natura politica e sociale. Avviato nel 1974 con l’intento iniziale di “rivelare gli europei a se stessi”, il progetto fornisce dati di alta qualità, essenziali per esperti, ricercatori, media e per il pubblico generale. Negli anni, si è evoluto e ampliato in modo significativo, integrando diversi strumenti di indagine per una raccolta dati sempre più capillare e specifica.

Tra le precedenti indagini Eurobarometro sulla cultura e il patrimonio culturale figurano l’Eurobarometro speciale sul patrimonio culturale (dicembre 2017), e quelle del 2007 e del 2013, prevalentemente orientate a rilevare la partecipazione e i consumi culturali. Gli strumenti di rilevazione non sono perfettamente sovrapponibili, per cui, come si vedrà, i confronti sono possibili solo per alcuni quesiti.

L’ Eurobarometro speciale 562 è stato condotto anche allo scopo di fornire informazioni fondamentali per le fasi preparatorie della Bussola culturale per l’Europa, il quadro strategico della Commissione per la politica culturale dell’UE reso pubblico a novembre 2025, del quale ci occuperemo in un prossimo numero del Menabò.

In sintesi. Il sondaggio rivela un forte consenso sull’importanza della cultura tra i cittadini europei: per l’87% degli intervistati la cultura e gli scambi culturali devono avere un ruolo centrale nell’Unione, l’86% considera il patrimonio culturale cruciale per l’Europa e quasi la totalità (l’88%) dichiara che la libertà artistica è importante. Il 77% ritiene che gli artisti debbano esprimere liberamente le proprie idee.

Dalle opinioni alla pratica, poco meno della metà dei rispondenti, il 49%, afferma di aver preso parte ad attività artistiche (ballare, cantare, disegnare, dipingere o modellare, suonare uno strumento musicale, scrivere racconti o poesie, produrre contenuti digitali, recitare, fare fotografie o filmati, ecc.) nei 12 mesi precedenti, da solo o in gruppo. Può sembrare poco, ma questa quota rappresenta un aumento di 12 punti percentuali rispetto alla rilevazione Eurobarometro sul tema condotta nel 2013.

Inevitabile il riferimento alla intelligenza artificiale e alle sue possibili ripercussioni sulla cultura e sull’arte, in merito alle quali prevale un atteggiamento di diffidenza. Quasi tre quarti (il 73%) dei cittadini consultati temono infatti che la diffusione dell’IA generativa possa avere un impatto negativo sull’occupazione o sul reddito degli artisti. Meno del 48% dichiara di essere in grado di distinguere un’opera d’arte creata dall’IA da una realizzata da un essere umano.

I cittadini ritengono che il proprio Paese e l’UE debbano collaborare più strettamente sulla politica culturale, definendo tre priorità principali: rendere le arti più accessibili, proteggere i siti del patrimonio culturale durante guerre, catastrofi naturali o cambiamenti climatici, e garantire agli artisti e agli operatori culturali una retribuzione equa e buone condizioni di lavoro.

Il senso della cultura. Il confronto fra i valori medi del totale dei rispondenti e quelli degli italiani, e, soprattutto, fra i dati della rilevazione del 2025 e quelle del 2007, del 2013 o del 2017 rivela qualche interessante novità.

Una larghissima maggioranza di europei, il 79%, ritengono la cultura importante per se stessi, personalmente. Rispetto alla ultima rilevazione, del 2017, la percentuale è rimasta pressoché la stessa, perdendo un solo punto.

È invece diminuita un po’ di più (3 punti) la quota di persone che ritengono la cultura molto importante, oggi al 28%.

Il profilo degli italiani si discosta da questa media comunitaria in una direzione che può sorprendere: infatti, ritiene importante la cultura per sè personalmente l’89% dei rispondenti (+1 rispetto al 2007). Scende di ben 7 punti rispetto al 2017 la percentuale di coloro che giudicano la cultura molto importante fermandosi al 29%, che comunque è leggermente superiore alla media comunitaria.

Le risposte circa l’importanza del patrimonio culturale per se stessi, personalmente, si distribuiscono in modo un po’ diverso. Nell’insieme UE, l’87% (+3 pp rispetto al 2017) afferma che il patrimonio è importante, e il 40% (-2 pp) lo ritiene molto importante, indicando un maggiore coinvolgimento per il patrimonio che per la cultura in generale. Tra gli italiani, le quote sono, rispettivamente, il 90% (+4 pp) e il 38% (-4 pp). La distribuzione delle risposte del campione UE circa l’importanza attribuita al patrimonio per la propria comunità locale è identica a quella assegnata all’importanza per se stessi, mentre fra gli italiani i valori toccano il 92% (+6 pp) e il 44%, rispettivamente (senza variazioni nel tempo).

L’importanza del patrimonio culturale per la propria regione viene riconosciuta dall’89% dell’insieme degli intervistati (+2 pp) e dal 94% di quelli italiani (+6 pp). E si dichiara molto convinto dell’importanza il 43% del totale (+1 pp) e il 49% degli italiani (+7 pp).

Il 92% (+1 pp) dell’insieme degli intervistati ritiene il patrimonio culturale importante per il proprio paese, e il 53% (+2 pp) molto importante. Tra gli italiani, le percentuali sono ancora una volta più alte: 94% (+7 pp) e 58 (+12 pp).

Quanto all’importanza del patrimonio culturale per l’Unione europea, gli entusiasmi si raffreddano un po’, forse più perché si è intiepidito il sentimento europeista che per una sottovalutazione dei beni culturali tangibili e intangibili. Li ritiene importanti per l’Unione l’86% degli intervistati (+6 pp rispetto al 2017), ma solo per il 44% (+5 pp) essi sono molto importanti. Anche tra gli italiani le percentuali si collocano, rispettivamente, a 92% (+14 pp sul 2017) di convinti che il patrimonio culturale sia importante per l’Unione, e a 48% (addirittura +15%) per i molto convinti. Insomma, in Italia sembra essersi compiuta una piccola rivoluzione culturale sulla cultura.

Vivere vicino a luoghi collegati al patrimonio culturale può dare alle persone un senso di appartenenza all’Europa? I sì sono maggioritari, ma in misura meno intensa di quelli espressi per gli altri quesiti. Sono d’accordo infatti il 79% degli intervistati (+9 pp) e molto d’accordo solo il 28% (+2 pp). Nel campione italiano, invece, il consenso è superiore alla media UE: rispettivamente 87% (con un aumento di ben 18 pp sul 2017) e 33% (+6 pp).

Pratica e partecipazione culturali. E la pratica? Nei 18 anni trascorsi fra le successive rilevazioni cresciuta di 12 punti percentuali la quota di europei che dichiara di avere praticato attività artistiche e culturali. Nel 2025, l’11% ha suonato uno o più strumenti musicali, il 15% ha cantato, il 17% ha danzato, il 10% ha fatto fotografie o filmati (unico valore in calo, ma solo del 2%), e il 13% si è dedicato ad altre attività artistiche, come pittura, scultura, artigianato. Più bassi i valori per la pratica della recitazione (3%, stabile rispetto al 2013), della scrittura (5%, invariato), della creatività digitale (8%, stabile).

In Italia, le persone che hanno suonato uno strumento sono il 10% (+4 pp), cantato il 13% (+9%), danzato il 12% (+9 pp), fatto fotografie o filmati il 6 (+ 4 pp), dipinto, disegnato, scolpito, ecc. l’11% (+8 pp). In totale, gli attivi in queste pratiche sono saliti di 27 punti. Sono cresciute anche le quote di coloro che si sono dedicati alla recitazione (3%, +2 pp sul 2013), alla scrittura (5%, +3 pp), e alla creatività digitale (5%, +3 pp).

I fattori addotti come barriere alla partecipazione o pratica culturale nel 2025 sono, per i cittadini europei intervistati, in primo luogo la mancanza di tempo (26%), poi i costi troppo elevati (18%), la mancanza di interesse per le attività disponibili (12%), e la distanza eccessiva (11%). Decisamente marginali la mancanza di informazioni (5%) e l’inaccessibilità di luoghi o eventi (1%). In Italia, la mancanza di tempo scende al 21% dei rispondenti, seguita dalla mancanza di interesse per le attività disponibili (14%), dai costi e dalla distanza (entrambi indicati dal 12% degli intervistati). La mancanza di informazioni è menzionata più frequentemente rispetto alla media europea (8%), mentre è identica la frequenza delle menzioni per l’inaccessibilità (1%).

Arte, cultura e benessere. Per la prima volta, l’Eurobarometro recepisce il legame fra la pratica artistica e culturale e il benessere, e lo fa con un quesito diretto: “In che misura sei d’accordo con la seguente affermazione?: partecipare ad attività culturali o a eventi artistici e culturali può farti sentire meglio, mentalmente, fisicamente o emotivamente”. Condivide l’affermazione l’87% dei rispondenti UE, e il 40% di essi si dichiara totalmente d’accordo. Tra gli italiani, il consenso raggiunge l’89%, e per il 39% il consenso è totale. È più basso (10%) della media europea (11%) il segmento che si dichiara in disaccordo, e gli indecisi sono l’1% invece del 2%.

Di tenore simile il quesito sulla condivisione dell’affermazione secondo la quale vivere nelle vicinanze di luoghi collegati al patrimonio culturale europeo può migliorare la qualità della vita delle persone.

Si dichiara d’accordo l’82% degli intervistati (+11 pp sul 2017), e molto d’accordo il 28% (+2 pp). In Italia, rispettivamente, l’89% (+13 pp) e il 32% (+1 pp).

Una maggioranza solo appena meno schiacciante di intervistati, l’86%, ritiene che le arti e le attività culturali siano importanti per il benessere e per lo sviluppo economico del luogo dove vivono. Si dichiara totalmente d’accordo il 35%. Anche gli italiani ne sono convinti, ma non pienamente: esprimono infatti accordo il 91% degli intervistati, ma solo il 33% è molto d’accordo.

Disuguaglianze e priorità per le politiche. Più della metà degli intervistati di tutti i paesi dell’Unione, il 52%, è del parere che tra le regioni del proprio paese ci siano differenze di accesso alle attività artistiche e culturali. Curiosamente, questa opinione è espressa solo dal 34% degli italiani, nonostante le evidenti disparità fra territori, sia per dotazioni, sia per quota di partecipazione.

Quanto alle priorità per le politiche culturali che maggiormente richiedono collaborazione fra Unione e Stati membri, il 20% dei cittadini europei e l 21% degli italiani si dichiara per la protezione del patrimonio culturale durante guerre, disastri naturali e mutamenti climatici. Si schierano per garantire agli artisti retribuzioni e condizioni di lavoro adeguate il 14% degli europei e il 13% degli italiani. Il 13% dei cittadini dell’Unione e il 12% degli italiani ritengono indispensabile lavorare per rendere l’arte e la cultura accessibili a tutti. Per il 12% degli europei e il 17% degli italiani è importante prima di tutto sostenere gli artisti e i lavoratori culturali nell’acquisire le nuove abilità necessarie in un mondo e in un ambiente operativo che cambiano.  

È un peccato che nella edizione 2025 non sia stato posto agli intervistati il quesito posto agli intervistati nell’Eurobarometro Speciale 466 del 2017 sul tempo da loro direttamente dedicato nel corso degli ultimi 12 mesi come volontari a organizzazioni o progetti legati al patrimonio culturale. La ragione della eliminazione della domanda è forse che le percentuali dei volontari allora furono bassine: 6% la media UE, 5% quella italiana. Probabilmente, nel 2025 sarebbero risultate in crescita.

In conclusione, pure in un ritratto composito e articolato, questa edizione dell’Eurobarometro fa emergere un cambiamento nel suo insieme positivo, con idee più chiare sul ruolo della cultura in Europa e in Italia, che indurrebbe a ritenere che anni e anni di advocacy e di pressione sulla opinione pubblica non siano stati spesi invano. Tocca ora alla Bussola culturale europea indicare la direzione per le politiche future.