Finanza

I nuovi prodotti e la loro promozione nell’era digitale

Prima X di Elon Musk e ora ChatGPT di Sam Altman. Perché i giganti di IA sono così propensi a offrire prodotti erotico/porno? Per cercare una risposta al quesito è bene iniziare dall’interessante lavoro di Dario Guarascio. Il libro (Imperialismo Digitale. Economia e Guerra ai tempi delle piattaforme e dell’IA) esamina la storia del digitale e l’ascesa al potere economico delle Big Tech in USA e in Cina. In entrambi i Paesi, l’attenzione è rivolta soprattutto al rapporto tra settore digitale e apparato militare. L’analisi di Guarascio sia dell’ascesa delle Big Tech che del loro rapporto con il Department of Defense (DoD) – ribattezzato da Trump Department of War (DoW) – avviene nel contesto del sistema oligo/monopolistico di cui le Big Tech fanno parte.

Economisti della mia generazione si sono formati nell’analisi del grande capitale oligo-monopolistico fornita da Sylos Labini (1956), Baran e Sweezy (1966) o Galbraith (1967). Ma quello era capitale industriale. Oggi domina il capitalismo digitale, con prodotti che sono in parte digitali e intangibili/immateriali e in parte materiali. Malgrado le analogie circa la struttura di mercato, ci sono molte differenze tra l’economia avanzata attuale e quella delle decadi dopo la Seconda Guerra Mondiale. Guarascio si sofferma sul militare – settore analizzato a suo tempo anche da Baran e Sweezy nel loro Monopoly Capital. An Essay on the American Economic and Social Order (1966) – io desidero considerare un altro aspetto: opportunità di nuovi prodotti per il consumatore.

Lo sviluppo negli anni cinquanta e sessanta del XX secolo è stato caratterizzato dalla domanda per investimenti nella ricostruzione dell’Europa post-bellica. Un ruolo altrettanto importante lo ha avuto la graduale immissione sul mercato di molti nuovi beni di consumo: da frigoriferi a radio, TV – prima in bianco e nero e, non molto dopo, a colori –  lavatrici seguite da lavastoviglie; biciclette; moto; vespe; automobili (accompagnate da investimenti in autostrade); giradischi; registratori; dischi; cassette; film e molti altri beni che (nei paesi industrializzati e in particolare in quelli occidentali) sono entrati a far parte della vita quotidiana delle masse

L’economia digitale è il prodotto di cambiamenti tecnologici che si riflettono, soprattutto, sui processi produttivi e vi contribuiscono con elementi sia intangibili – come la rete Internet – che materiali come computer, cellulari, tablet o robot. Le nuove tecnologie hanno rivoluzionato i metodi di produzione e parte essenziale di questa rivoluzione sono stati i cambiamenti organizzativi che, accompagnando quelli tecnologici, hanno assicurato aumenti di produttività (E. Brynjolfsson, L. M. Hitt, ‘Beyond Computation: Information Technology, Organizational Transformation and Business performance’, The Journal of Economic Perspectives, 2000).

I cambiamenti tecnologici che hanno interessato i mezzi di comunicazione hanno fatto da sfondo essenziale per arrivare all’economia digitale odierna. Da questo punto di vista, l’economia dell’intelligenza artificiale (IA) in cui siamo appena entrati è uno sviluppo e approfondimento della digitale degli ultimi venti anni. Anche in questa nuova fase i processi produttivi sono quelli maggiormente influenzati con un approfondimento della dinamica di automazione e frammentazione delle filiere e dei processi produttivi stessi.

Per quanto riguarda i prodotti di consumo finale mi pare che l’economia digitale si stia dimostrando meno generosa nella sua offerta di prodotti rispetto a quella degli anni cinquanta e sessanta. Ci sono notevoli potenzialità nello sviluppo di prodotti per consumi sociali nel campo medico o di istruzione o di ricerca o di sicurezza. Ma ce ne sono di meno per quanto riguarda il consumo di beni finali. Finora, il settore digitale ci ha offerto, tra gli altri, beni quali telefoni cellulari, orologi digitali, video giochi, foto, nuove TV con elementi digitali, piattaforme, streaming, sets di realtà virtuale, giochi di azzardo in rete e prodotti per la sicurezza domestica.

Ci sono poi beni fisici che una volta dematerializzati vengono consumati sulla rete (come i giornali) e servizi di consegna a domicilio di prodotti come quelli sviluppati da Amazon nell’Occidente e da Alibaba in Cina. Abbiamo prodotti speciali per i super-ricchi: turismo spaziale o nelle grandi profondità oceaniche. E poi abbiamo i prodotti erotico/pornografici. È forse in questa prospettiva – di limitate opportunità di offerta di nuovi beni di consumo finale – che dobbiamo considerare le strategie di offerta da parte di Musk e Altman.

Ma i limiti non si trovano solo dal lato dell’offerta. Altrettanto rilevanti sono quelli che è possibile individuare dal lato della domanda e che hanno a che fare con i cambiamenti nella distribuzione del reddito e della ricchezza che, come è noto, nell’ultimo trentennio hanno sfavorito in modo particolare le classi meno abbienti. Cercherò di illustrare tali cambiamenti e la loro relazione con le tecnologie e i beni digitali facendo un esempio. Vivo a Londra e una vicina ci ha inviato – tramite la App in rete – la solita richiesta di donazioni di soldi e/o prodotti per la ‘food bank’ locale. So che nelle file di queste food banks non ci sono solo i poveri ‘tradizionali’ – disoccupati, anziani con basse pensioni, disabili ecc. – ma anche nuove categorie di poveri quali famiglie in cui uno o due persone lavorano ma percepiscono salari troppo bassi per mantenere la famiglia anche perché la più grande fetta del loro reddito viene assorbita dall’altissimo costo delle abitazioni di Londra.

Tra i nuovi poveri che fanno la fila per avere beni di consumo dalle ‘food banks’ vi sono anche insegnanti e infermieri. Io credo che nessuno tra loro pensi minimamente ad acquisire qualcuno dei nuovi beni del settore digitale. Anche se come noi tutti hanno l’indispensabile telefono cellulare, possono fare a meno di orologio digitale o di apparecchi per realtà virtuale. Negli anni sessanta, al contrario, insegnanti e infermieri qualificati erano tra coloro che compravano i nuovi beni messi sul mercato dal sistema oligo/monopolistico di stampo fordista che dominava quella fase. Ora le stesse categorie non si possono permettere molti dei nuovi beni di consumo proposti dal capitalismo digitale. 

Definito il contesto, torniamo ora ai prodotti erotico/pornografici. Non sono esperta di economia o storia in questo campo, ma ovviamente so che tali prodotti sono esistiti da quando esistono i mercati se non da prima. Quindi non c’è nulla di nuovo nel fatto che ci siano nell’era digitale e dell’IA. Ma quest’ultima porta con sé nuove possibilità di produzione e di diffusione. Tramite Grok, Elon Musk offre due attraenti elementi del prodotto.

Primo, la possibilità di partecipare attivamente nella creazione di un prodotto erotico con l’aggiunta titillante di poter partire da una immagine scelta dal consumatore stesso. In effetti al consumatore viene data la possibilità di creare un prodotto erotico partendo da normali, innocenti foto di donne, uomini e bambini.

Secondo, una volta create, le immagini si possono far circolare per tutto il mondo sui social media a costo zero. Non so che forma prenderà e che possibilità offrirà al consumatore il nuovo prodotto: ‘erotica’ di ChatGPT. Da parte sua, Altman ha dichiarato che quello concepito da OpenAI sarà un prodotto per adulti e i bambini ne saranno esclusi (Clark, P., 2026, ChatGPT’s erotica rollout raises concerns over safety and ethics’, The Observer p. 8). Su X Musk ha dichiarato che vi sarà tolleranza zero per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale. “We…continue to have zero tolerance for any form of child sexual exploitation, non- consensual nudity and unwanted sexual content….”

A questo punto è legittimo chiedersi: perché questa mania di offrire prodotti erotico/pornografici? Un prodotto esiste e si sviluppa se c’è un mercato per esso. E se non c’è o non è abbastanza ampio lo si crea o sviluppa con tecniche promozionali. Il fatto che si usi una tecnologia sofisticata che può avere molte applicazioni socialmente utili – quale l’IA – per creare un prodotto erotico – e in molti casi lesivo della dignità altrui, nonché con elementi illegali quali immagini sessualizzate di bambini o immagini derivate da foto di adulti senza il loro consenso – deve forse essere visto nel piú vasto contesto dei problemi economici di vulnerabilità dell’economia digitale a cui si è fatto riferimento. Tra questi, il problema principale consiste nella scarsa capacità dei consumatori, vincolati dalle crescenti diseguaglianze e dai cambiamenti strutturali nella distribuzione del reddito, di accedere a un numero ampio e variegato di beni e servizi digitali.

In un contesto di diseguaglianze, incertezza e scarsa propensione al consumo, i prodotti erotici – e soprattutto quelli in cui i consumatori stessi possono creare le immagini – hanno un peculiare vantaggio: fanno sentire attivi e dominanti e possono ‘creare’ il loro stesso mercato. Ma affinché questo avvenga è necessario sviluppare strategie promozionali specifiche. E su questo Musk è pressoché imbattibile, come dimostra la natura allo stesso tempo creativa e ripugnante del programma Grok.

Non appena è stato introdotto su X il programma ha suscitato un grande interesse. E anche le reazioni indignate di media, istituzioni governative e persone comuni finiscono per accrescere la popolarità della nuova applicazione. Vari governi – compreso quello britannico – invocano vie legali. Musk resiste in vari modi. Inizialmente risponde in modo aggressivo a quelli che considera tentativi di censura e di restrizioni alla libertà individuale. Poi assicura che lo sviluppo da Grok non sarà fatto partendo da immagini di persone senza il loro consenso. Propone di creare una barriera all’uso dell’applicazione prevedendo una sorta di pedaggio.

Di fatto, anche le polemiche e le reazioni contrarie diventano favorevoli alla strategia di mercato dell’impresa: forniscono pubblicità gratuita e consentono di raffinare il design in modo da renderlo compatibile con i vincoli istituzionali e le preferenze che caratterizzano i diversi mercati. In conclusione, tra una polemica e l’altra – e anche grazie ad esse – il prodotto è ben lanciato. Il Centre for Countering Digital Hate (CCDH) – stima che 3m di immagini sessualizzate – comprese quelle di circa 23000 bambini – sono state messe in rete in 11 giorni. Non abbiamo stime ma non è difficile supporre che il numero di consumatori pervertiti disposti a pagare una sottoscrizione sia aumentato. Forse sia Musk che Altman, i cui affari stanno passando un periodo difficile, sperano, con questi nuovi prodotti, di migliorare la performance delle loro imprese digitali.