Finanza

Una bussola europea per la Cultura

I quattro punti cardinali delle politiche culturali europee. A Novembre 2025, non senza avere dovuto superare più di qualche differenza di vedute fra Stati membri, la Commissione Europea ha presentato la “Bussola della cultura per l’Europa“, il nuovo quadro strategico che delinea le priorità culturali dell’UE per i prossimi anni.

La Bussola concepisce la cultura come pilastro centrale dell’identità, dell’unità e dello sviluppo europeo: la diversità linguistica, il patrimonio storico e le industrie creative sono considerati essenziali per rafforzare i valori europei, promuovere la coesione sociale e territoriale, e stimolare l’innovazione e la competitività.

La Bussola è costruita, in modo brillante, soprattutto su una duplice connessione: che cosa può fare l’Europa per la cultura e che cosa può fare la Cultura per l’Europa? E questa seconda connessione, come vedremo, mette in luce un punto importante, non nuovo ma dimenticato, e cioè la possibilità che, integrandosi con i programmi di coesione e di crescita, la cultura possa rientrare, dai margini, al centro delle politiche, e contribuire a disegnare un futuro anche economico migliore per l’Europa.

L’Europa per la Cultura. Il ricco panorama culturale europeo – si legge nel documento – è parte integrante dell’identità e dello sviluppo dell’Unione. Ogni individuo ha il diritto di creare e partecipare alla cultura, di godere della libertà fondamentale di espressione artistica e di partecipare liberamente alla creazione e alla fruizione della cultura. La “Bussola della cultura” mira a integrare la cultura come dimensione chiave in tutte le strategie e politiche pertinenti e nei relativi strumenti di finanziamento. Si riconosce, dunque, il valore intrinseco, sociale, civico ed economico della cultura e il suo ruolo di bene pubblico fondamentale.

La cultura per l’Europa. L’UE – prosegue il testo – valorizzerà la ricca diversità culturale, il patrimonio culturale e la creatività dell’Europa per rafforzare la resilienza democratica, migliorare la coesione sociale, economica e territoriale, promuovere il benessere dei cittadini e sostenere la competitività e il potenziale di innovazione dell’Europa. La Bussola della cultura mira a promuovere ed elevare la cultura come espressione della storia e dei valori condivisi dell’Europa, e insieme come potente catalizzatore per la resilienza sociale. Attraverso la cultura, l’UE può rafforzare il proprio ruolo di leader globale nella cultura e nella creatività, radicato nella comprensione reciproca, con azioni ancorate ai valori dell’UE.

Gli obiettivi. La Bussola della cultura orienta le politiche dell’UE verso quattro direzioni chiave, ovvero verso obiettivi politici da raggiungere entro il 2034:

1. La cultura crea – Valori e diritti culturali

Riaffermare la libertà artistica, la partecipazione culturale, l’accesso e la tutela della diversità come valori fondamentali europei.

2. La cultura lavora – Sostenere artisti e professionisti

Introdurre una Carta degli artisti dell’UE, rafforzare la mobilità e migliorare l’educazione culturale e il coinvolgimento dei giovani.

3. La cultura responsabilizza – Competitività, coesione e sviluppo territoriale

Rafforzare la cultura come motore dello sviluppo regionale sostenibile, dell’innovazione, della protezione del patrimonio, dell’azione per il clima e del turismo sostenibile.

4. La cultura connette – Relazioni culturali internazionali

Aggiornare l’approccio dell’UE alla diplomazia culturale e alla cooperazione con i partner in tutto il mondo.

Dall’Eurobarometro alla Bussola. La Bussola della Cultura ha fatto ampio uso dei dati dell’Eurobarometro del 2025, di cui ci siamo già occupati sul Menabò, sugli atteggiamenti degli europei nei confronti della cultura come base di legittimazione per definire la cultura come un’infrastruttura strategica per l’Unione, e non più come un settore di nicchia.

Il legame fra le opinioni rilevate e le linee delle politiche dell’Unione è particolarmente esplicito in sei temi forti della Bussola, che sintetizziamo di seguito.

1. La cultura come fondamento del senso di appartenenza

L’87% dei cittadini europei ritiene che la cultura e il patrimonio culturale siano fondamentali per sentirsi “più europei”. La cultura è indicata come il fattore principale (più della storia e dei valori comuni) nella creazione di un sentimento di comunità. La Bussola richiama questo dato in apertura per giustificare la necessità di un nuovo orientamento strategico. La cultura viene elevata a motore del senso di appartenenza e strumento per rafforzare i valori democratici europei di fronte alle minacce di polarizzazione.

2. Barriere all’accesso e inclusione sociale

Sebbene l’interesse dichiarato per la cultura sia alto, i cittadini individuano nei costi elevati e nella mancanza di tempo le barriere principali a una maggiore partecipazione. Emerge dall’Eurobarometro anche un forte desiderio di attività culturali più vicine alla vita quotidiana e la Bussola propone proprio azioni per “portare la cultura più vicino ai cittadini” (Direzione chiave n.1). Viene dato ampio spazio al superamento delle barriere socio-economiche attraverso una digitalizzazione inclusiva e il sostegno a progetti di prossimità, e si cita esplicitamente la necessità di una cultura “accessibile e ospitale” per tutti i gruppi demografici.

3. Cultura per la salute e il ben-essere.

In linea con gli esiti di una serie di specifici quesiti dell’Eurobarometro, un passaggio qualificante della Bussola riguarda il contributo della cultura alla salute e al ben-essere. L’integrazione di iniziative culturali e sanitarie si è dimostrata efficace nel rafforzare i legami comunitari, la resilienza emotiva e fisica, nel migliorare la salute mentale e nel combattere la solitudine. La Commissione svilupperà linee guida dell’UE su cultura, salute e ben-essere per i responsabili politici e le parti interessate.

4. La transizione digitale: opportunità e sovranità

Dal sondaggio Eurobarometro è emerso che i cittadini utilizzano massicciamente il digitale per ‘consumare’ cultura, ma esprimono preoccupazione per l’impatto degli algoritmi sulla diversità culturale e sulla qualità dell’informazione. Tenendo conto di questo, la Bussola dedica una direzione strategica, la seconda, alla trasformazione digitale. In risposta ai timori per la prepotenza degli algoritmi si propone il rafforzamento della “sovranità culturale digitale” europea e lo sviluppo di spazi dati comuni per il patrimonio culturale (Common European Data Space), con l’obiettivo di garantire che l’intelligenza artificiale sia un supporto alla creatività e non un fattore di omologazione.

5. Sostenibilità e “New European Bauhaus”

Dal sondaggio è anche emerse la diffusa aspettativa che il settore culturale contribuisca attivamente alla lotta contro il cambiamento climatico e alla trasformazione degli spazi di vita. Questo auspicio è ripreso nella Bussola in modo esplicito attraverso il rilancio della New European Bauhaus (NEB) un’iniziativa trasversale che unisce arte, cultura e Green Deal. L’aspettativa dei cittadini ispira una proposta di Raccomandazione su azioni che rendano possibile concretamente che il potere trasformativo delle arti e della cultura sia messo al servizio della creatività e l’innovazione.

6. Cultura e relazioni internazionali

Dai dati dell’Eurobarometro emerge come i cittadini europei vedano nella cultura il migliore strumento diplomatico per favorire la tolleranza e la comprensione reciproca nel mondo, specialmente in contesti di conflitto.

La quarta direzione strategica della Bussola riprende questa visione, impegnando l’Unione a utilizzare la cultura come strumento di soft power e di diplomazia culturale, rafforzando i programmi di cooperazione nei Balcani occidentali e nel vicinato orientale (come il programma EU4Culture).

Voci dissonanti e nodi da sciogliere. La cultura, nell’ambito dell’Unione, è materia delicata e ne sono prova le rilevanti diversità nel modo di interpretarla e di declinarla anche a livello nazionale. Tali diversità sono oggi tanto più evidenti quanto più sottile e fragile appare il consenso intorno ad alcuni grandi questioni di diritto e di valori fondamentali.

Nessuna sorpresa, quindi, se, su ognuno dei quattro punti cardinali della Bussola, si palesano posizioni discordanti fra gli Stati membri.

Il punto sul quale le differenze sono note o intuibili, non soltanto guardando ai fatti, ma anche considerando le dichiarazioni di principio, è quello della libertà di espressione artistica. Sebbene il sondaggio dell’Eurobarometro attesti che una schiacciante maggioranza degli europei (88%) attribuisce ad essa grande valore, la sua percezione e le forme pratiche della sua tutela variano in misura significativa da paese a paese.

Sulla remunerazione equa, generalmente riconosciuta come necessaria, le posizioni degli stati membri divergono nella valutazione dell’impatto del mercato digitale e sulla necessità di un’azione fattiva a livello europeo.

Un altro terreno di attrito è quello dei finanziamenti e della “Preferenza europea” (cioè il sostegno alle opere e ai prodotti culturali europei, soprattutto nell’audiovisivo): alcune nazioni, come la Francia, sostengono una maggiore protezione e appalti a livello UE, mentre gli Stati più liberali si oppongono a queste iniziative.

Per quanto riguarda le strategie culturali, le profonde differenze nelle priorità nazionali e nelle esperienze storiche creano un mosaico di approcci nazionali, che influirà sull’attuazione delle politiche culturali delineate dalla Bussola.

Tutto questo rimanda a criticità interne al settore. E poi c’è tutto il resto.

La cultura e il futuro economico dell’Europa. Come ha osservato di recente Pier Luigi Sacco, c’è il rischio che la Bussola si riveli un esercizio di “predicazione ai convertiti”: un documento eccellente per chi già lavora nel settore, ma destinato a restare inascoltato nei centri di potere reale dell’Unione Europea. La cultura corre seriamente il rischio di restare isolata mentre l’agenda politica di Bruxelles è monopolizzata da temi come la difesa, la sicurezza e la competitività industriale.

La vera sfida, dunque, non è solo definire un’agenda interna al settore, ma riuscire a incidere sulle politiche economiche e di coesione, integrando obiettivi (e indicatori culturali) all’interno dei programmi per la competitività e introducendo “condizionalità culturali” nei fondi strutturali. Che la cultura è un ingranaggio essenziale per la resilienza e il futuro economico dell’Europa, insomma, è un messaggio che non dovrebbe circolare fra i soli operatori, dovrebbe invece raggiungere e convincere i decisori politici “là fuori”.