ARGOMENTI

Noi c’eravamo.

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Non aderiamo a nessuna ipotesi a nessuna congettura. É troppo presto e non c’è alcun elemento per attribuire il fatto a qualsiasi cosa.

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Che i Servizi e la loro ragnatela di diramazioni inutili avessero bisogno di un riordino è un fatto, che si proceda in questo momento perché non c’è dubbio che in quel settore si annida uno sperpero di denari pubblici consistente, questo non è solo un fatto ma è quanto meno necessario.

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E’ vero che siamo un popolo di raccomandati. Ma che un magistrato come Paolo Mancuso, a dare credito alle intercettazioni, abbia ritenuto di chiedere l’intercessione di Maurizio Gasparri per vedersi nominato Procuratore capo di Napoli, suona come beffa civile e disdoro collettivo.

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Noi siamo per la legalità senza se e senza ma, sempre e pretendiamo che anche le Forze dell’Ordine le rispettino!

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Il racconto abbastanza documentato che fa Repubblica in questo articolo lascia di stucco.

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La Ferrero in Usa, costretta a cambiare la pubblicità e a risarcire gli acquirenti. Non è ancora chiaro quanto costerà alla nostra multinazionale, ma pare sia una cosiddetta barca di soldi. Fa riflettere che nel paese dove si mangiano le porcherie peggiori del mondo, la Nutella sia considerata pericolosa. Per di più se si pensa che Ferrero è nota per l’attenzione che pone all’acquisto di materie prime.

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Non c’è un paese in Europa nel quale una sentenza, come quella della corte suprema di Cassazione nel processo Dell’Utri passerebbe senza conseguenze politiche, come è avvenuto ieri seguendo quello che è emerso dagli schermi televisivi. Il telegiornale serale della Rete Uno, ammiraglia della Rai, non ne ha addirittura parlato. Eppure quella sentenza del marzo scorso, di cui si sono appena conosciute le motivazioni, è di particolare gravità, anche se appare per molti versi contraddittoria. I giudici hanno annullato la sentenza di condanna per il concorso esterno del senatore palermitano a sette anni di carcere perché affermano che, tra il 1977 e il 1982, quando, con la mediazione di Dell’Utri, si realizzò il patto di protezione della famiglia Berlusconi da parte dei  capi della mafia siciliana dietro versamento da parte dell’imprenditore-venditore milanese di somme cospicue a Cosa Nostra. Quello che potrebbe salvare Dell’Utri dalla condanna e quindi va accertato, in senso positivo o negativo, dalla Corte di Appello che dovrà rifare il processo è il fatto che in quel periodo il siciliano non lavorò per Berlusconi ma per un altro imprenditore a sua volta  indiziato di rapporti con Cosa Nostra, Giuseppe Rapisarda. Del resto, secondo la Cassazione, l’assunzione del mafioso Mangano ad Arcore venne compiuta con l’intervento di Dell’Utri anche se questi in quel momento non lavorava direttamente per Berlusconi. Continua a leggere

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